Nonostante le attuali condizioni politiche nelle quali la Birmania versa, vogliamo ricordare momenti indimenticabili trascorsi nel suo territorio.
Questo anche per supportare il difficile momento in cui la popolazione è costretta a vivere e sperando di poter procurare loro un sollievo, anche leggero, da uno stato di grande sofferenza.
All’alba del 1 febbraio 2021 l’esercito ha rovesciato il governo eletto, arrestando Suu Kyi. L’esercito ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, consegnando il potere al capo delle forze armate.
I soldati, schierati nelle strade della capitale, Naypyidaw , e della città principale, Rangoon, hanno creato dei posti di blocco sulle arterie principali.
Un decennio dopo aver ceduto volontariamente il controllo del paese, i generali se lo sono ripreso con la forza.
Ogniqualvolta mi trovavo ad atterrare all’aeroporto internazionale di Yangoon, anche dopo aver trascorso molte ore in aereo, l’emozione era così forte che difficilmente la potevo trattenere.
Emozione che sentivo crescere al solo pensiero di vivere le numerose esperienze che il viaggio, ancora una volta, mi avrebbe procurato.
Momenti che avrei vissuto con i miei compagni di viaggio e che esaltano il contatto che si ha con la popolazione birmana così sorridente, mite, paziente e che esalta in ogni atteggiamento usi e tradizioni locali.
Anche l’architettura buddhista, che regna sovrana nel paese, esercita una forte impressione sui viaggiatori con le mille Pagode che sono disseminate in tutto il territorio.
La Pagoda , che è oggigiorno, e lo è stata in passato, il simbolo della Birmania sin dall’epoca imperiale.
La vecchia capitale Rangoon, poi chiamata Yangon, ed oggi regredita a prima città economicamente più forte nel paese racchiude molti angoli di lussureggiante vegetazione che talvolta viene rinchiusa in parchi ben delimitati.
Le costruzioni negli ultimi anni hanno raggiunto livelli di una qualsiasi città metropolitana, pur mantenendo una gran carattere birmano che in molti quartieri ancora si respira per le tipiche costruzioni.
Ma quando si lascia la grande città per iniziare il viaggio per raggiungere il nord con il suo Lago Inle si comprende quanto ancora il territorio sia legato alle fortissime radici culturali e tradizionali che molte etnie presenti ancora oggi portano avanti.
Il nostro sguardo si perde spesso in campi avvolti da nebbie mattutine che lasciano poi spazio a venti colmi di polveri dorate che creano mulinelli nell’aria dalle forme bizzarre rompendosi in siti archeologici come quello della pianura di Bagan.
Il tramonto con il sole infuocato che scompare inghiottito dal fiume Irrawady lo ammiriamo sulle sue sponde seduti sulla sabbia sorseggiando un aperitivo, ammaliati dal paesaggio sospeso in un tutto che non vorremmo mai finisse.
Anche l’approccio con il Buddhismo è sempre molto coinvolgente in quanto ci fa sentire parte del loro mondo e non relegati al mondo dal quale proveniamo.
Le figure dei Buddha sono a volte filiformi, a volte sorridenti e paffute.
E noi partecipiamo, osservando le regole, a riti sui quali difficilmente non possiamo riflettere.
Anche le visite di villaggi interni alle colline su piccole barche con motori assordanti, ci fanno toccare con mano una quotidianità intrisa di forti rituali che, tutt’oggi, restano grande patrimonio del Paese.
E poi le campanelle, che appese ad ogni angolo di tetto dei monasteri o delle pagode, tintinnano con il soffio del vento emettendo quel suono dolce e soave che talvolta risento a casa quando espongo il mio viso stanco al vento.
E con molta tristezza e rimpianto, soprattutto in questi giorni, penso alla Birmania.

