Per edificare la Basilica di San Marco, Venezia trasferisce in Occidente l’eredità spirituale e materiale di Bisanzio.
Dopo la conquista di Costantinopoli nel 1204, Venezia ha l’opportunità di disporre di una grande quantità di marmi preziosi appartenenti ad edifici sacri e profani della capitale dell’impero romano d’oriente. Giungono infatti moltissimi manufatti in marmo che vanno a decorare le facciate e l’interno della basilica. I marmi più vari vengono utilizzati in funzione simbolica, a seconda delle loro caratteristiche e del loro colore. Il pavimento della basilica è un vero e proprio tappeto marmoreo che si estende per più di 2000 metri quadrati.
Ma quando si pensa alla basilica di San Marco, le prime immagini che vengono alla mente sono quelle dei mosaici e dei loro sfondi dorati. I mosaici rivestono per oltre 8000 metri quadrati le pareti, le volte e le cupole della basilica marciana. I mosaici, nei quali dominano i colori caldi, in particolare l’oro, ornano l’ampio spazio della basilica. Lo spazio è avvolto da luce velata, come nelle chiese mediorientali, che varia continuamente nelle diverse ore del giorno, con effetti suggestivi e di grande intensità.
La storia del campanile si lega, invece, al ricordo della tradizionale festa dello svolo dell’Angelo, un esercizio di equilibrio, che consiste nella discesa di un acrobata, lungo una corda tesa, dall’altezza della cella, fino ad una barca sul Bacino o alla loggia di Palazzo Ducale da dove, Doge e Signoria, assistono allo spettacolo che si svolge il giovedì grasso. Per Galileo Galilei poi il campanile viene utilizzato come specola per lo studio delle vie del cielo e sul campanile l’eminente scienziato presenta, nel 1609, alla Signoria il suo cannocchiale.
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