GIAPPONE: Racconto di viaggio di Luigina S.

È bello ricordare il viaggio in Giappone dell’aprile 2019: sembra un’altra era, perché la pandemia ha segnato uno spartiacque tra il mondo di prima e quello delle restrizioni di oggi. Ha ancora maggior valore l’esperienza fatta che si è sedimentata nel profondo, proprio per la sua eccezionalità.

Il gruppo, con Roberto nostro impeccabile accompagnatore, è stato fin dall’inizio ben amalgamato e ciò ha contribuito alla bellezza del cammino. È stata la realizzazione di un sogno e devo dire che mi sono avvicinata a questo paese con timore reverenziale, sia per la distanza fisica che culturale, immaginando un mondo del tutto impenetrabile.

Poi, complice la primavera e il momento magico della fioritura dei ciliegi (sakura in giapponese), mi sono immersa in un godimento estetico intenso e pervasivo e ho apprezzato ogni momento del viaggio: lo skyline di Tokyo con le sue architetture avveniristiche, la folla ordinatissima dei suoi cittadini, la cura perfetta del verde, sia esso un parco o uno spazio esiguo tra i grattacieli, lo Shinkansen che non è solo un treno superveloce ma una sintesi felice di efficienza e cortesia. E il Monte Fuji, il vulcano più rappresentato nell’arte, per la perfezione della forma e la venerazione sacra di cui è oggetto.

E poi Kyoto e il Giappone della tradizione, i templi scintoisti e buddisti, i giardini zen, le case e le sale da te’, elementi preziosi di una cultura dove il tempo ha una declinazione lenta e ogni rito fluisce elegante e preciso nella bellezza dei gesti cerimoniali. È una dimensione sensoriale unica, che riflette un’etica di vita rigorosa e tesa all’armonia con l’anima del mondo.

Così è stata l’esperienza del ryokan, il centro termale dove l’immersione nella natura benefica rappresenta un portato secolare della cultura giapponese.
Come la via delle Geisha e delle Maiko a Kyoto, splendido momento evocativo di una sensualità raffinata e segreta, intravisto nella ritrosia di queste sontuose apparizioni femminili, incorniciate dagli antichi edifici in legno.

Emozionante e imbarazzante, perché l’occhio curioso del turista è una intrusione evidente in un mondo appartato e geloso delle proprie peculiarità.
È questo un un aspetto del Giappone che mi ha colpito: il rispetto delle regole, alla base di una organizzazione sociale finalizzata e competitiva, ma fortemente identitaria, compatta ed estremamente formale.
È stato un viaggio affascinante sotto ogni aspetto, compreso il cibo, espressione anche questa di una sapienza antica e rigorosa, dove tutto è calibrato con sobria eleganza, dalla tavola alle ceramiche di splendida fattura per gustare le portate e il sake.

Ma sono tante le immagini che scorrono quando ripenso al Giappone: la bellezza dei giardini, dove pietra, acqua e le sfumature del muschio, assieme alla perfetta cura delle piante, producono una armonia d’insieme che incanta. Il bellissimo viale dei bambù, nelle variazioni del verde e dell’ombra, l’Ikebana o arte di disporre i fiori, superbamente espressa nelle composizioni che trovi nei diversi edifici.
Attorno ai templi buddisti di Kyoto, si trovano spesso quegli spazi denominati karesansui o giardini secchi, composti di rocce, sabbia o ghiaia, quale richiamo alla necessità di liberare la mente dal troppo pieno!

Bellissimo e intrigante, come la calligrafia o shodo da ammirare per la bellezza dei segni, un’arte millenaria della tradizione zen buddista. E il tunnel delle migliaia di porte rosse o torii che porta al Santuario del dio Inari, un colpo d’occhio incredibile e luogo di devozione molto frequentato dal turismo interno e internazionale. Nara, l’antica capitale del Giappone, è stata un’altra tappa del nostro cammino con la visita agli importanti templi buddisti e il parco dove i cervi girano liberamente. Il ritorno a Tokyo e lo shopping negli splendidi centri commerciali, per salutare la metropoli e un Paese magnifico, hanno segnato la fine di un cammino di scoperta e di incanto che nel tempo continua a interrogarmi.

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